La mano di Conte su ministeri e deleghe chiave

“Schiodato” Savona dagli Affari europei, ora c’è il via libera per la Consob, authority indipendente che non è a gestione statale. Il dossier sull’Europa che passa sulla scrivania dell’avvocato e quello dei Servizi

Il coup de théâtre si concretizzerà con l’ufficializzazione definitiva (dopo l’ok di oggi del Consiglio dei ministri) del passaggio del ministro agli Affari europei Paolo Savona alla Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa. Organismo di vigilanza che, com’è noto, non è alle dipendenze dello Stato, ma gode di autonomia decisionale. Passaggio che potrebbe rivelarsi strategico, ma che nei fatti allontanerà Savona dalle logiche governative.


Aspetto che, dopo la nomina sofferta, non è assolutamente da sottovalutare. Con il “piano” Consob sembra chiudersi infatti la parabola politica dell’economista che avrebbe dovuto traghettare il Paese verso acque più sicure – lontane dall’euro – ma che a conti fatti non ha avuto modo di esprimere all’interno dell’esecutivo gialloverde la propria caratura politica. E qui, questo è sicuro, di strategia ce n’è tanta.



Messo a segno il “contentino” verso il sentire popolare con una nomina che non ha sortito effetti, il ministero degli Affari europei passa ora al Premier Conte, che già aveva tenuto per sé la delega cruciale ai Servizi segreti. Per quanto riguarda quest’ultima, i ripetuti annunci estivi sulle nomine sono sempre rimasti lettera morta e Conte rimane, nei fatti, l’unico ad avere sulla scrivania dei dossier scottanti. Altri, gli arriveranno proprio dal dicastero di Savona.


Conte, lo si legge nei rapporti entusiastici con Merkel, Junker e Moscovici e nella chiusura dimostrata verso i governi critici con l’Europa, intende avviare una stagione di “protagonismo”. Al centro c’è la “Nuova Europa“, organismo di stampo mondialista in cui l’avvocato si sente a proprio agio, almeno quanto Matteo Salvini. E in questo c’è più vicinanza con il titolare del Viminale di quanto ce ne sia con Luigi Di Maio. Protagonismo, forse, più suo che del Paese, viste le imposizioni che giungono da Bruxelles che Conte ha sempre dimostrato di voler raccogliere.



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