Lo straniero criminale? Per il mainstream è sempre italiano

Il caso dell’italo-(?) tunisino che ha ammazzato il figliastro con la scopa, poi quello della brasiliana che a Vibo Valentia faceva vivere la figlia di 11 anni in un appartamento adibito a discarica. Non sono nostri connazionali, ma allora perché ai media commerciali piace etichettarli come tali?

L’orco di turno in quel del Napoletano dove è stato ucciso un bimbo di appena sette anni a colpi di scopa è Tony Essobti Badre. Ventiquattro anni, legato a un’italiana, per quei piccoli nati dalla precedente relazione della compagna avrebbe provato un deprecabile fastidio. Tanto da massacrarne uno, il più piccolo, e ferirne un’altra, la sorellina di 8 anni poi ricoverata in Neurochirurgia.


Nell’esaminare la vicenda – tristissima – non si può non notare un’aspetto che sfiora il ridicolo. La maggior parte dei media commerciali (si tratti di siti, quotidiani o tg) censura perfino il nome del colpevole. Quel Essobti, così africano, non sembra tornare utile alla narrazione intavolata dal mainstream. Alcuni optano per un parziale “Tony Badre”.


Per quale motivo? Forse perché, per quanto nato in Italia da genitori tunisini, Essobti non è “italiano”. Per effetto della legge n° 91, 5 febbraio 1992 (spolverata qua e là nel 2009 ma pur sempre in vigore), rimarrebbe formalmente tunisino. A meno che uno dei genitori non fosse regolare a tutti gli effetti (casistica assai rara) o a meno che non abbia optato per l’altrettanto poco battuta “elezione di cittadinanza”. Non è facile verificare a causa della chiusura che caratterizza determinati uffici stampa ma, in quel caso, è facile pensare che i giornaloni ce lo avrebbero venduto subito come italiano. Invece a mala pena ce ne ricordano il nome e le origini.


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Un altro caso limite è quello della donna sorpresa a vivere – in provincia di Vibo Valentia – in un appartamento discarica. “Costringeva la figlia 11enne a vivere lì”, si affretta a notare Il Fatto Quotidiano. I commenti, come nel caso del papà “napoletano”, sono incentrati sull’antipatia meridionalista. Ma sfido chiunque a trovare nelle case delle donne e degli uomini del Sud quello che accadeva nel letamaio intavolato dalla signora. Solo a fondo articolo apprendiamo, assai di sfuggita, che si trattava di una brasiliana.


E i comunicati che giungono dagli uffici stampa della Polizia e della questura? Vogliamo parlare delle marcature quando si tratta degli italiani (“il pusher era italiano, romano”) e delle “dimenticanze” se il criminale è africano, bengalese e simili? Forzature, certo. Omissioni, anche. Che a Carta di Roma e all’Ordine dei giornalisti – da anni impegnati a intavolare seminari, workshop e chi più ne ha più ne metta sul “modo giusto di scrivere e di parlare” – piacciono tanto. E pazienza se, ancora una volta, a rimetterci è la buona informazione.


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