Lucano e le nozze in Comune per sposare fratello e sorella

Tra i matrimoni combinati dall’ex sindaco per sistemare le amiche africane c’era anche quello tra la compagna Lemlem e, addirittura, un suo consanguineo

Della compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, dopo le indagini relative all’operazione Xenia si sa ormai quasi tutto. Dai vezzi derivati dalla cospicua disponibilità economica che l’ex sindaco le garantiva, alla potente parentela su cui contava e conta tuttora ad Addis Abeba. Dalle responsabilità che avrebbe avuto, secondo una testimone oculare, in relazione alla drammatica vicenda dell’invisa Becky Moses, al fatto che in paese fosse trasversalmente temuta.


Quello che tuttora pochissimi sanno – o si rifiutano di far passare – è che tra i matrimoni combinati da Mimmo Lucano per sistemare le amiche africane, c’era pure quello della stessa Lemlem. Non un legame qualunque. Per far convolare a nozze l’etiope Lucano è dovuto – stando alla relazione della Procura di Locri e al parere del Tribunale del Riesame – passare sopra tre ostacoli. Uno dei quali, per l’ovvia immoralità del gesto, insormontabile. Di Lemlem, sposata in Africa, era necessario anzitutto cancellare la precedente situazione da nubile. E’ sposata in Africa, ma Lucano provvede, con l’ausilio dell’addetta comunale all’anagrafe e come testimonia più di un’intercettazione, a cancellarne la reale situazione familiare.

“Risultava che eri sposata ma te l’ho fatto cancellare”, ammette candidamente Lucano che da sindaco si sente il responsabile dell’anagrafe ma anche, stando alla lettura che ne danno i giudici, pienamente in diritto di modificare, manipolare, falsare. Dove i documenti non arrivano, torna utile il denaro. Quello che serve per risolvere il secondo ostacolo. Il tentativo promosso dallo stesso Lucano di far entrare illegalmente in Italia Wandifraw Gashaneh Bernahu, l’uomo che avrebbe dovuto sposare Lemlem, non va però a buon fine. Trovato in possesso di documenti falsi, viene arrestato. Per tentarne la liberazione – sempre riferendosi fedelmente ai dispositivi – l’etiope invita Lucano ad avviare un’opera di corruzione del potente cugino, che lavora e ha molta influenza nel carcere in cui è detenuto l’uomo. L’ex sindaco accetta e mette a disposizione le somme che avrebbero permesso l’illecito, con il fine di promuovere il rilascio di Wandifraw.
Il terzo è più rilevante ostacolo, è quello di natura morale. Lemlem e Wandifraw sono, infatti, fratello e sorella di sangue. Non che questo freni l’attività dell’ex sindaco “disposto a tutto” e informato della vexata quaestio. La Procura di Locri nei diciotto mesi di indagine, con migliaia di conversazioni telefoniche, non si fa incantare dal dettaglio che i cognomi siano diversi. Il Riesame considera coerente e documentato il lavoro del procuratore Luigi D’Alessio e del resto del team investigativo: non v’era ragione – rilevano i giudici Tommasina Cotroneo, Sabato Abagnale e Valerio Trovato – di chiamare “fratello” chi in realtà non lo era. Di più: “Wandifraw era uno e trino“, scrivono gli inquirenti. Il lavoro di indagine ha cioè consentito di appurare che era il diretto consanguineo, la cotta giovanile di cui Lemlem parlava spesso e, addirittura, il compagno di vita. Dalla cui abominevole relazione sarebbe, persino, nata una bambina. Nemmeno scoperchiare l’incesto della compagna ha frenato Lucano, che anzi era disponibile a istituzionalizzarlo tramite matrimonio.
Eppure per Lemlem, allontanata da Riace e poi trasferita a Roccella Jonica (dove stando alle dichiarazioni di persone vicine abita in una casa di proprietà) non è stato ancora previsto il reato di incesto, che in Italia è regolato dall’Articolo 564 del Codice Penale. Tesfahun è, infatti, cittadina italiana da circa cinque anni, e dovrebbe pertanto, al netto della protezione mediatica garantita a lei e al compagno di Riace, rispondere alla Legge italiana. Per quanto non si sia, nei fatti, ancora configurato il “pubblico scandalo” previsto dalla normativa vigente per il riconoscimento del reato. Quello che Lucano, Lemlem e vicinissimi avrebbero tentato di tenere a bada oscurando e facendo oscurare un fatto assodato da mesi. Rec News ha ritenuto di poterlo divulgare (per amore di completezza e per sfatare definitivamente il clima di irreale santità attribuito a Lucano e alla finta macchina dell’accoglienza) solo dopo un’attento studio incrociato dei documenti.
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1 Comment

  1. Simonetta
    16/12/2018 - 01:26

    Deve venire perseguito… Buttato all’Asinara insieme a tutta la Sinistra. il Decreto salva parenti di Gentiloni deve venire usato come priva della corruzione in tutti gli ambiti della politica di sinistra.

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