Salvini, trasformatore o trasformista?

La linea morbida con i migranti, le stranezze sui viaggi istituzionali in Africa, la comunicazione “amica” di giornalisti e giornali vicini all’opposizione. Luci e ombre del ministro dell’Interno che piace alla gente ma è atteso al varco

La politica ci ha abituato ai cambi di idee e di casacche. Il trasformismo – da Depretis ai politici di oggi che fanno pit-stop nel gruppo Misto in attesa di collocazione – è linfa di una politica che non vuole arrendersi al cambiamento. Risoluta a mantenere in piedi vecchi sistemi, logiche stantie e solite facce. Per questi aspetti e per i propositi di sovvertire un sistema fallimentare e dannoso per gli italiani, il governo si è auto-proclamato presidio di “cambiamento”. Un proposito che ha mantenuto in fase di insediamento, chiudendo la porta ai lustratori di scarpe dell’Ue. Cottarelli è uscito dalla finestra per rientrare dalla porta degli studi di Che tempo che fa. Il passaggio sembra aver giovato al benessere economico del Paese ma non a quello dei palinsesti.


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Aspetto da demandare alla presidenza di Marcello Foa che, per il momento, rimane nominale. Anche qui la tattica dell’ostruzionismo portata avanti dai vertici delle categorie fa rallentare l’affermazione del nuovo. Piaccia o meno, tuttavia, mettersi all’opera secondo criteri stabiliti diventa un dovere che non può essere secondo all’impegno di mediazione tra le parti. La pluralità, in altre parole, non è fatta per uccidere l’attività. Semmai per arricchirla.


Ostruzionismo che colpisce anche il nuovo esecutivo, e che provoca un allargamento delle sue maglie che ai sostenitori appare preoccupante. All’Europa si inizia a riconoscere un’autorità che fino a qualche mese fa sembrava impensabile. E allora poter contare su pezzi grossi come Paolo Savona, il teorico purtroppo rimasto tale dell’uscita dall’Euro, non ha poi tanto senso. Così come non lo hanno le cene tra il Premier e gli esponenti di un’Europa mai legittimata, checché ne dica chi si dimostra ansioso di farla apparire tale. La strategia di oppressione portata avanti da giornalisti e comunicatori di massa, insomma, non dovrebbe impensierire più di tanto il governo Conte, che invece sembra stia cadendo nel tranello di farsi condizionare. Una scelta che fa contenti i giornali ma ferisce gli elettori, e che quindi equivarrebbe al suicidio politico più insensato che la storia repubblicana ricordi.


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Il dietrofront più deciso lo ha compiuto il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Fatto salvo quanto presto sarà disposto dal decreto Sicurezza, infatti, gli sbarchi via terra e ora anche via aria godono di ottima salute. Che si facciano o no annunci per sostenere il contrario. Negli scorsi giorni l’arrivo a Ragusa di 264 migranti per mezzo di un’imbarcazione partita dalle coste libiche, meno di tre settimane fa l’arrivo in aereo di 51 nigeriani. Stando a quanto diramato dalla Polizia di Stato, i profughi giunti a Ragusa avrebbero pagato un biglietto di 1500 euro a testa. La spesa dei “poverini” sembra stridere con i regali che il Viminale ha deciso di fare al ceto medio dell’Africa con un’elargizione di sei euro pro-capite. Esborsi statali che non solo non risolvono il problema – prova ne siano i barconi e gli aerei che continuano ad arrivare – ma che offendono l’intelligenza degli elettori che hanno delegato Salvini per vedersi risolta, prima di tutto, la piaga dell’immigrazione massiva.


Che poi il ministro, nel suo essere puntuale nel riportare la sua attività, non abbia postato documenti a supporto delle visite istituzionali in Africa, è altro aspetto che merita di essere approfondito. Assieme a questo, la scelta di continuare a rimanere caparbiamente ancorato all’entourage di Berlusconi (con cui continuano i confronti), ma anche quella di dimostrarsi fin troppo amichevole con comunicatori e media in quota Pd. La presentazione del libro di Lilly Gruber assieme a Giovanni Floris o i recenti tweets pubblicitari con il logo de La Repubblica, sono solo un esempio del “gioco” messo in piedi dal titolare del Viminale, e che forse trova corrispondenza nelle manovre sottobanco tra renziani e berlusconiani o nello scacchiere che si va delineando per le europee di maggio. Un gioco che, tuttavia, può rivelarsi pericoloso, e che già da solo sarebbe in grado di mettere in discussione la stabilità di pezzi del governo che, nel quadro del benessere dell’Italia, non è detto siano fondamentali.


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1 Comment

  1. Avatar
    ENZO
    30/11/2018 - 17:18

    ATTENDIAMO

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