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Così il sindaco Gervasi diede linfa al sistema Riace
Giuseppe Gervasi nel 2012 votò per l’affidamento diretto della gestione dei rifiuti a cooperative sprovviste di requisiti, documenti e progetti. Un procedimento che presentava palesi irregolarità, ma che nonostante tutto fu accolto di buon grado dall’attuale sindaco facente funzione di Riace. Lo stesso che proprio ieri è finito nella bufera per le rivelazioni sul padre Alberto di cui abbiamo dato conto.
Le cooperative sociali di tipo B individuate per la raccolta differenziata “porta a porta” tra Riace Centro e Riace Marina, stando a quanto annotato in una interrogazione scritta, non possedevano i “requisiti minimi” per il conferimento dell’incarico, né avevano proceduto a indicare i servizi che avrebbero effettuato. Nonostante questo sono state preferite dall’ex sindaco di Riace e dalla maggioranza consigliare, senza che per giunta si procedesse a una gara a evidenza pubblica. Tanto che uno dei capi di accusa che pendono su Mimmo Lucano riguarda proprio la gestione irregolare del servizio di rifiuti.
Operazioni controverse che, nei fatti, hanno congelato le possibilità dell’ente di far fronte alla gestione dei rifiuti (attualmente demandata a una ditta lametina) che rappresenta uno dei problemi più vistosi del Municipio. Il costo, esorbitante per un Comune con meno di duemila abitanti, è di 276mila euro all’anno. Continuano a essere assenti i dati relativi alla raccolta differenziata , che secondo la minoranza consiliare ha raggiunto “percentuali davvero esigue”.
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