Perché è assurdo indagare Salvini

In queste ore è stata notificata al ministro dell’Interno Matteo Salvini l’apertura delle indagini a suo carico per sequestro di persona aggravato.

L’attesa missiva, giunta dalla Procura di Palermo, è firmata dal controverso Procuratore Francesco Lo Voi (noto per essersi rifiutato di rappresentare la pubblica accusa nei riguardi di un imputato eccellente come Andreotti), divenuto Procuratore capo nel 2014 “a sorpresa”, nonostante la poca anzianità e nonostante il suo curriculum fosse – a detta di conosciuti colleghi – uno dei più scarni. Sull’argomento siamo tornati con l’intervista al direttore di Telejato Pino Maniaci. Intanto, il titolo del nostro nuovo Zenit (qui trovate quello sul ministro “Merde alors” Asseldorf), ci riporta alla domanda di partenza: perché è assurdo indagare un ministro dell’Interno per un reato simile?

La risposta – in tempi di manipolazioni mediatiche e di pressioni politiche di cui sembra farsi “portavoce” anche la magistratura – è lapalissiana: perché è il ministro dell’Interno.

Spieghiamo quella che, in tempi di indagini ingiustificate a pezzi dello Stato, non è poi tanto un’ovvietà. Compito dei titolare del Viminale è, anzitutto, tutelare la sicurezza pubblica, coordinando – a questo fine – le forze dell’Ordine. Le mansioni sono delicate, difficili da coordinare e, per il loro pieno svolgimento, hanno necessità di essere strutturate in maniera capillare. Prassi comune vuole, pertanto, che per assicurare una buona presenza sul territorio i grandi ministeri come quello dell’Interno si dividano in dipartimenti tematici, di settore.

Tutti sappiamo (compresi, speriamo, i diligenti procuratori), che uno dei dipartimenti principali in forza al ministero dell’Interno è proprio quello delle Libertà Civili e dell’Immigrazione.

Il ministro dell’Interno ha dunque il compito – oltre che il dovere dettato dal suo dicastero e dal contratto tacito stipulato con gli elettori – di decidere sulle politiche che riguardano i flussi migratori diretti verso il proprio Paese. Può autorizzare uno sbarco, o non farlo, come ha fatto per la Diciotti. Scelta che d’altro canto ha sposato anche l’omologo maltese Micheal Farrugia, senza che però si alzasse contro di lui un polverone mediatico. Se Salvini  non avesse agito, evitando i compiti demandati dal suo ministero, allora sì, sarebbe stato strano. Sarebbe stato il Delrio della situazione, quello cui non arrivavano i dossier sul ponte di Genova – una delle principali infrastrutture italiane – e lui manco li chiedeva.

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